19/03/2026
Nel 2026 il recruiting entra in una nuova fase: da agosto, infatti, scattano le disposizioni dell’AI Act che regolano l’uso degli strumenti basati sull’intelligenza artificiale classificati come “ad alto rischio”.
🔍 Perché il Recruiting è sotto i riflettori dell’AI Act
Il settore del recruiting è uno dei più toccati dall’AI Act per tre motivi fondamentali:
1️⃣ Ha un impatto diretto sulla vita professionale delle persone
Strumenti come il CV screening automatizzato, i sistemi di matching e i test supportati dall’AI possono incidere concretamente su chi accede o meno a un’opportunità lavorativa.
Per questo l’AI Act li classifica come sistemi ad alto rischio, dato che influenzano decisioni rilevanti per diritti e opportunità delle persone nei processi di selezione e gestione del personale.
2️⃣ Se un algoritmo viene addestrato su dati del passato, può finire per “imparare” anche abitudini o schemi che non sono equi — ad esempio, preferenze ingiustificate verso certi profili. Per questo l’AI Act chiede maggiore attenzione: dati di qualità, controlli regolari, più trasparenza e soprattutto supervisione umana, così da evitare che gli automatismi possano penalizzare qualcuno senza motivo.
3️⃣ Alcune tecnologie sono considerate troppo invasive
Il regolamento ha introdotto anche divieti – questi già applicati dal febbraio 2025 – sulle tecnologie ritenute rischiose per la dignità o i diritti delle persone, come i sistemi che tentano di interpretare le emozioni nei video colloqui.
🏢 Un passaggio obbligato per molte aziende
Nei prossimi mesi molte aziende dovranno adeguare i propri processi: più trasparenza verso i candidati, più controllo umano nelle valutazioni e un uso dell’AI più consapevole.
💛 E noi?
In Empacta, siamo già allineati, perché il cuore dell’AI Act sul recruiting dice tre cose:
• sii trasparente,
• non delegare decisioni a un algoritmo,
• mantieni il controllo umano.
Questo per noi è esattamente il modo naturale di lavorare, perché basiamo la selezione su empatia, relazione e comprensione delle persone. L’AI può essere un supporto, ma decisioni e scelte finali spettano alle persone, non a un algoritmo.
E voi, siete pronti?